Nuvole d’Islanda.Alla radio il programma di un amico. Continuo a fare progetti che somigliano a sogni, in questo venerdì stordito e stanco. Il cielo grigio, balzato chissà come dal lontano ’97 ad oggi, non lascia che l’incubo avuto stanotte si dissolva al sole. Aspettando che venga la notte. E quando arriva, nonostante l’umore disastrato, metto i miei jeans preferiti e mi lascio scorrazzare da un autobus in una delle correnti delle strade in fermento. Lo sguardo al finestrino: la mia attenzione agli altri passeggeri si limita a rari cambi di prospettiva per delinearne il riflesso. Fuori, le strade, i passanti, i palazzi, sono coperti da quella polvere d’oro – polline di lampioni – che ogni notte aleggia turbinosamente e si deposita nel respiro della città: se non fosse che stanotte sembra più metallica, più argentea. Aphex Twin è come un corto circuito cavalcando un bus attraverso i fori imperiali, sui sampietrini lucidi e tra gli stop rosso fuoco e le frecce arancioni del traffico disordinato all’incrocio con Via Cavour. Scendo al Colosseo, esoscheletro di chissà quale antico enorme essere tutto sporco di smog.
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