Il mio taxi percorre il vialetto - cani, auto, spacciatori - e si ferma davanti al cancello. Scendendo incontro subito un paio di amici: "Strobot mi ha raccomandato di non arrivare all'una come al solito, e così..." "Ma sono le due!" Sorrido e attraverso il cortile per entrare in quel casermone che è lo Strike. Un salto sotto cassa e poi subito al bancone del bar. Bicchieri pieni di vodka, gin o chissà che altro. Al terzo drink sento già affiorare quello stato di coscienza - direi quasi appercezione gnostica - a me così familiare. Pittori, vjs, trans, fotografi e poeti. Torno a ballare. Con vaga indolenza mi lascio trascinare dalla musica - peraltro ai limiti del trascendente - in un vortice di adrenalina e mistica fratellanza con i corpi che, sudati, si muovono sincopatamente accanto a me, con gli amici che sono rimasti a bere, con i froci e i punkabbestia che riempiono il cortile. Le pareti piene di murales e poster da street art come un'eterogenea e onirica mescolanza di colori; i fasci di luce dei proiettori, sospesi come aurore boreali sopra la pista da ballo. Mancano solo le tue labbra sulle mie - una serratura e la sua chiave - perchè la si possa dire estasi.lunedì 11 aprile 2011
WEIRD
Il mio taxi percorre il vialetto - cani, auto, spacciatori - e si ferma davanti al cancello. Scendendo incontro subito un paio di amici: "Strobot mi ha raccomandato di non arrivare all'una come al solito, e così..." "Ma sono le due!" Sorrido e attraverso il cortile per entrare in quel casermone che è lo Strike. Un salto sotto cassa e poi subito al bancone del bar. Bicchieri pieni di vodka, gin o chissà che altro. Al terzo drink sento già affiorare quello stato di coscienza - direi quasi appercezione gnostica - a me così familiare. Pittori, vjs, trans, fotografi e poeti. Torno a ballare. Con vaga indolenza mi lascio trascinare dalla musica - peraltro ai limiti del trascendente - in un vortice di adrenalina e mistica fratellanza con i corpi che, sudati, si muovono sincopatamente accanto a me, con gli amici che sono rimasti a bere, con i froci e i punkabbestia che riempiono il cortile. Le pareti piene di murales e poster da street art come un'eterogenea e onirica mescolanza di colori; i fasci di luce dei proiettori, sospesi come aurore boreali sopra la pista da ballo. Mancano solo le tue labbra sulle mie - una serratura e la sua chiave - perchè la si possa dire estasi.giovedì 7 aprile 2011
SERMONES DE ANIMA
Buttati sul divano dopo una massacrante giornata di lavoro. Un amico mi ha portato una bottiglia di whiskey, che decidiamo di aprire per smorzare la pesantezza di questo mercoledì sera. Luci soffuse a malapena riflesse dai quadri alle pareti e dal tavolino di vetro, la musica di Bach aleggia nel salotto.lunedì 4 aprile 2011
MEDITERRANEAN SEA

A Trapani per lavoro. In tribunale, tra un'udienza e l'altra, si discute della chiusura dell'aeroporto di Birgi, delle conseguenze economiche per questa piccola città protesa sul Mediterraneo - più vicina all'Africa che all'Europa - per la quale sono già previsti danni per più di 200 milioni di euro. "La situazione in Libia e' grave quanto quella in Darfur, eppure li' nessuno e' intervenuto." "Eh, ma in Sudan non c'è mica il petrolio!" A pranzo in un ristorante vista mare, un vecchio avvocato - sdentato e rugoso - mi racconta del suo viaggio di nozze: 1969, la moglie nata in Libia, voleva rivedere i luoghi dell'infanzia e i vecchi amici. "Alla fine ci siamo fatti trattenere un fine settimana in più. Il lunedì successivo c'è stato il colpo di Stato del Colonnello Gheddafi. Siamo rimasti bloccati a Tripoli un mese: non avrei mai pensato di poter sudare così tanto." Gustando il mio cous cous di pesce penso che il vegliardo non ha idea di quanto stiano sudando attualmente i ribelli a Bengasi.
domenica 3 aprile 2011
DARK ROOM

Acrilico. La macchina del fumo ha riempito le sale dell'Eagle Club di nebbia artificiale, odore chimico e luci rosse come nubi velenose tra le pareti nere. In centinaia o in perfetta solitudine non farebbe molta differenza. Per prendere aria vado in sala fumatori (sic est!) - la maglietta appiccicata al corpo a causa di tutti gli ormoni che mi ha fatto sudare Clashmama - siedo su uno sgabello e accendo una sigaretta. Di fronte a me Luca Donnini si guarda intorno con attonito stupore. Lo apostrofo con tono canzonatorio: "Donnini, non ti autocompiacere!" Mi guarda stranito, poi sorride e mi si avvicina. Addosso solo un gilet e una collana di perle grigie. "E' che non avevo ancora visto le mie foto così." Stasera espone le sue opere del Corpus Trip. "Così come?" "Non so. Queste luci, e l'alcool..." "Andiamo," propongo "portami a vedere le tue foto." Lo trascino per il locale, da principio non senza una lieve reticenza. Birsa e un altro paio di amici si aggregano. Entriamo in dark. All'inizio tutto è buio: non avrei nemmeno notato la prima foto se Luca non l'avesse accarezzata, passando, con il dorso della mano. Lentamente gli occhi si abituano. Una vera e propria galleria si schiude, un labirinto: lungo tutti i corridoi, in tutte le cabine, le gigantografie tengono in sé intrappolati frammenti di anima su carta stampata. Sguardi che Luca sottolinea con parole di volta in volta stentate o appassionate, in una continua e altalenante dichiarazione d'amore fisico, psichico, spirituale. I corpi disegnati come nereidi di Vermeer, o come androgine ninfette nabokoviane. Le luci adesso sembrano quasi una sibaritica contaminazione nel gusto un po' retrò di certi scatti, nell'umanità nuda dei soggetti. Donnini bacia una sua foto, la testa mi gira. Ed io che credevo che mai più nulla mi avrebbe stupito in una dark room...