
venerdì 18 novembre 2011
D.

IL PROGETTO HAARP

Parigi scivola via nella notte così come scorre la Senna, mentre in taxi ci lasciamo scarrozzare sul lungofiume – Jardin des Tuilieries, Louvre, Hôtel de Ville – per raggiungere Les Souffleures a Rue de la Verrerie. Un bicchiere di Oban (il Porto bianco sorseggiato sulla terrasse del bistrot dalle parti di Montparnasse non mi ha ancora fatto digerire la tartare), una chiacchierata con vecchi conoscenti, un gioco di sguardi con un ragazzo seduto al bancone del bar. Ho voglia di camminare: usciamo. Attraversando a piedi il Marais incrociamo les Sœurs de la Perpétuelle Indulgence, con i loro maquillages sgargianti e i vestiti da suore: visto il nome così evocativo decido di farmi dare la loro benedizione; il preservativo è un extra. Un altro drink, e un altro ancora. Poi, chissà come, ci ritroviamo dalle parti di Place de Vosges: un silenzio innaturale aleggia sulla piazza, sui portici e le colonne, sulle finestre mute e le inferriate, sugli alberi e i lampioni. Mi fermo un attimo, solo un istante, ad inspirare il profumo freddo della città che dorme. E poi, di nuovo, un taxi a Bastille per arrivare a La Java, un club dalle parti di Belleville. È notte. E mattino. E il cielo è limpido, come sempre dovrebbe la domenica mattina.
