Di aver assaporato il gusto amaro della follia me ne sono accorto quando ormai tutto era finito. La forsennata ricerca della perfezione che ha sempre contraddistinto il mio ambizioso carattere è stata in un secondo inghiottita da un vorticoso e disorientante girone infernale che ha privato per mesi la mente di ogni sorta di razionale lucidità. Le urla di paura che uscivano dalla mia bocca altro non erano che l'esternazione di un mondo onirico costruito da connessioni neuronali rallentate o, paradossalmente, accelerate all'ennesima potenza. E' servita la chimica per placarle, addolcirle, renderle "normali"...Non c'erano voci a rimbombare nelle mie orecchie ma allucinazioni visive che l'Inferno me l'hanno fatto vedere e come. Prigioniero di un mondo che voleva uccidermi, schiavo delle immagini che la mia mente interpretava come se fossero reali, applicavo un codice cromatico a tutto quello che osavo guardare: il nero era lutto, il verde indicava speranza, il giallo simboleggiava la gelosia. Ho addirittura pensato che mio padre, il quale è solito mangiare con un coltello dal gambo giallo, geloso del rapporto morboso che lega mia madre a me, desiderava fortemente farmi fuori con quell'arnese!Volevo svegliarmi, lasciare alle spalle ogni cattivo pensiero che frastornava la mia mente...un groviglio di orribili costruzioni mentali che proiettavano nella morte l'unica via d'uscita. La morte l'ho sognata, aspettata, desiderata...sarebbe stata liberatoria perchè se non era la vita perfetta che desideravo quella che avrei potuto/voluto vivere allora meglio smettere di respirare. Non ne avevo paura, ne ero coraggiosamente incuriosito ma, egoisticamente, temevo la morte degli altri. Senza di loro non mi sarei potuto abbandonare a quell'ozio infernale che per mesi ha governato i miei sensi.
Le voci dei bambini del centro sociale per il quale lavoravo erano tuoni e lampi di vita che fracassavano il mio cervello confuso e stanco. Imbambolato, fumando l'ennesima sigaretta, me ne stavo inerte a guardali mentre a stento avevo la forza di richiamarli all'ordine quando sarebbero iniziate le prove per lo spettacolo natalizio. E io, con quei dieci chili in più, con il senso del pudore tramutatosi in vergogna per il mio aspetto gonfio e sempre meno attraente, a quello spettacolo non mi sarei presentato. Ho lasciato vincere il "nemico", così chiamavo la mia mente quando vagava tra pensieri insensati e mostruose fobie!
Ma per uscire dall'Inferno, una stagione che ho vissuto per un amore che oggi valuto assurdo, e per le insoddisfazioni che solo le mie viziate pretese potevano materializzare, ho dovuto lottare contro il mio lato oscuro. Ma la consapevolezza di averne uno, il piacere di non sentirsi più solo divinamente apollineo mi ha fatto innamorare e, questa volta, così come successe tempo fa quando ero ancora al liceo (troppo ingenuo all'epoca per capirlo), nuovamente di me stesso.
Le voci dei bambini del centro sociale per il quale lavoravo erano tuoni e lampi di vita che fracassavano il mio cervello confuso e stanco. Imbambolato, fumando l'ennesima sigaretta, me ne stavo inerte a guardali mentre a stento avevo la forza di richiamarli all'ordine quando sarebbero iniziate le prove per lo spettacolo natalizio. E io, con quei dieci chili in più, con il senso del pudore tramutatosi in vergogna per il mio aspetto gonfio e sempre meno attraente, a quello spettacolo non mi sarei presentato. Ho lasciato vincere il "nemico", così chiamavo la mia mente quando vagava tra pensieri insensati e mostruose fobie!
Ma per uscire dall'Inferno, una stagione che ho vissuto per un amore che oggi valuto assurdo, e per le insoddisfazioni che solo le mie viziate pretese potevano materializzare, ho dovuto lottare contro il mio lato oscuro. Ma la consapevolezza di averne uno, il piacere di non sentirsi più solo divinamente apollineo mi ha fatto innamorare e, questa volta, così come successe tempo fa quando ero ancora al liceo (troppo ingenuo all'epoca per capirlo), nuovamente di me stesso.



