
"Andiamo via?" mi chiede il ragazzo con cui sono uscito stasera. "Ok, andiamo". Ci inoltriamo su per le stradine di quello spicchio di Roma tra la Prenestina e la Casilina, immutato pezzetto di borgata. Un suono acuto riempie il silenzio dei villini, stridulo si consuma ondeggiando tra i portoncini bassi e i pini. "Cos'è stato?", chiedo. "Sono pavoni. E' la stagione degli amori" - il suo sguardo brilla di malizia, continua - "pare li tengano in qualche cortile qui intorno, non li ho mai visti, però li sento sempre". Un altro trillo si alza al cielo di velluto. "Andiamo a cercarli", propongo. La notte è ormai fonda e noi irrimediabilmente ubriachi quando alla fine ne troviamo uno: l'ho visto da dietro le spalle del mio amante - oscuro e maestoso - aprire la coda al centro del vecchio cortile abbandonato di un palazzo. O, almeno, così mi è sembrato.
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