In fila indiana le segretarie del mio capo entrano sorridendo nella mia stanza: "Qui ci sono i primi, più tardi ti facciamo avere gli altri". Quattro grossi scatoloni pieni di documenti vengono depositati negligentemente accanto alla scrivania. "Auguri!", mi sussurra una di loro con tono canzonatorio, ché tanto lei a metà pomeriggio, cascasse il mondo, se ne torna a casa. Io invece avrò da lavorare fino alla fine del prossimo millennio. E sto seriamente prendendo in considerazione l'ipotesi di inscenare la mia morte e sparire per un po'. Tipo Elvis, o Bin Laden. Una cosa semplice, niente di eccessivo: un viaggio all'estero, un becchino compiacente e un funerale sotto tono organizzato alla svelta. E dopo? Esco in terrazzo a fumare una sigaretta. Nuvoloni carichi di pioggia e pappagalli dal piumaggio variopinto tra i rami di magnolie in fiore ed oleandri. Ai Parioli, manco fossimo ai tropici. Di sicuro niente isole deserte e paradisi inalterati! A far che? A morire di caldo e di noia? No, non fa per me! Da una delle finestre del palazzo di fronte scorgo due bambini che giocano con i soldatini su un tappeto orientale. Potrei ritirarmi in una cittadina di provincia e mettere su famiglia, ad esempio. Ma la provincia mi soffoca, e a dirla tutta non mi sono mai piaciuti i bambini. Una coppia di turisti - zaino in spalla, sandali e calzini - si aggira giù in strada con in mano una cartina stropicciata e l'andatura di chi non sa bene dove andare. E se girovagassi semplicemente per il mondo vivendo alla giornata? Ma io sono un comodista: mi stancherei subito di ostelli e panini, ne sono sicuro. Spengo il mozzicone nel posacenere. Stasera alcuni amici verranno a godersi l'eclissi di luna sul terrazzo del mio appartamento: berremo, mangeremo, rideremo e godremo della vita. Una strana sensazione di benessere mi invade rimettendomi a lavoro. In fondo, sono esattamente dove vorrei essere.giovedì 16 giugno 2011
BIS
In fila indiana le segretarie del mio capo entrano sorridendo nella mia stanza: "Qui ci sono i primi, più tardi ti facciamo avere gli altri". Quattro grossi scatoloni pieni di documenti vengono depositati negligentemente accanto alla scrivania. "Auguri!", mi sussurra una di loro con tono canzonatorio, ché tanto lei a metà pomeriggio, cascasse il mondo, se ne torna a casa. Io invece avrò da lavorare fino alla fine del prossimo millennio. E sto seriamente prendendo in considerazione l'ipotesi di inscenare la mia morte e sparire per un po'. Tipo Elvis, o Bin Laden. Una cosa semplice, niente di eccessivo: un viaggio all'estero, un becchino compiacente e un funerale sotto tono organizzato alla svelta. E dopo? Esco in terrazzo a fumare una sigaretta. Nuvoloni carichi di pioggia e pappagalli dal piumaggio variopinto tra i rami di magnolie in fiore ed oleandri. Ai Parioli, manco fossimo ai tropici. Di sicuro niente isole deserte e paradisi inalterati! A far che? A morire di caldo e di noia? No, non fa per me! Da una delle finestre del palazzo di fronte scorgo due bambini che giocano con i soldatini su un tappeto orientale. Potrei ritirarmi in una cittadina di provincia e mettere su famiglia, ad esempio. Ma la provincia mi soffoca, e a dirla tutta non mi sono mai piaciuti i bambini. Una coppia di turisti - zaino in spalla, sandali e calzini - si aggira giù in strada con in mano una cartina stropicciata e l'andatura di chi non sa bene dove andare. E se girovagassi semplicemente per il mondo vivendo alla giornata? Ma io sono un comodista: mi stancherei subito di ostelli e panini, ne sono sicuro. Spengo il mozzicone nel posacenere. Stasera alcuni amici verranno a godersi l'eclissi di luna sul terrazzo del mio appartamento: berremo, mangeremo, rideremo e godremo della vita. Una strana sensazione di benessere mi invade rimettendomi a lavoro. In fondo, sono esattamente dove vorrei essere.
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