domenica 9 maggio 2010

AL GRIDO DI - di Birsa Reine

I cartelli numerati dichiaratori: ti odio, ti amo, ti stimo, ti uccido, nun te temo, ammazzati, ma anche no. A riunire gruppi, masse di persone, non sono (più o soltanto) grandi ideali (di etica, politica, religione). Con la fede calcistica, che permane tutt’ora intaccata dal decadimento inarrestabile dei valori, si erano avute le prime avvisaglie. I social network riuniscono, adesso, persone che CONDIVIDONO sogni, desideri, repressioni, sentimenti di odio, disgusto o adorazione. Confermati, tra gli oggetti dell’attenzione degli sharer, evergreen come DIO e Berlusconi (religione e politica non potevano mancare, la tradizione dunque viene in parte portata avanti). Entrano in classifica (nei cartelli, ma già attraverso i “gruppi”) usi, costumi, abitudini quotidiane, gusti culinari, fenomeni estemporanei visti in tv, fatti di cronaca.. Centinaia di individui di estrazione culturale, religiosa, politica opposte, si trovano d’accordo per un particolare (spesso banale) comportamento, autoproclamandosi QUELLI CHE.. Sprazzi di qualunquismo, populismo o, al contrario, prese di posizione drastiche e inconvertibili.

L’identità oggi è quanto mai oggetto di discussione. Siamo usciti dalle gabbie del “siamoilnostrolavoro” (Carlo – avvocato); adesso però ci identifichiamo con quello che facciamo abitualmente, BANALMENTE. Ci sentiamo speciali, unici, ci differenziamo dagli altri attraverso foto che ci ritraggono, ma poi non disdegnamo la confortante sensazione di protezione conferita dall’appartenenza ad un gruppo (virtuale o fisico - vedi i flash mob..). Siamo unici e siamo centomila (fedeli di uno stesso credo). Non siamo nessuno. Ma ammetterlo annullerebbe l’account che ci siamo creati: per gli altri, sarebbe come non esistere.

Nessun commento:

Posta un commento