mercoledì 19 maggio 2010

GOOD CITY FOR DREAMERS


La stanchezza mi dà fitte alla schiena e mi fa male all'umore. Dal tubo di scappamento di un autobus fumi tossici fanno tremolare la realtà quasi fosse un miraggio. Ma l'autobus si è già perso nel traffico magmatico dell'Appia, la realtà è già tornata ad essere la realtà: cassonetti, feci, mozziconi di sigarette. D'un tratto mi si allarga davanti allo sguardo Pontelungo: vecchi camion dei traslochi parcheggiati tra la corsia laterale e quella centrale, dal lato del Liceo Augusto, e dal lato opposto l'enorme pensilina verde della pompa di benzina illuminata al neon; lontano rumori di treni, nascosti dal frastuono delle auto che scattano al semaforo; enormi cartelloni pubblicitari, e sul tetto di un palazzo un orologio digitale a rimproverarmi il ritardo; sotto, le uscite della metro sono posizionate perpendicolarmente l'una all'altra e asimmetricamente rispetto a quella che spunta dall'altro lato della strada; nelle traverse si indovinano palazzine residenziali e giardini in fiore, lungo l'Appia invece si innalzano - al di sopra delle vetrine luminescenti - enormi pini marittimi come funghi riemersi da chissà quale remota era geologica; e tra la metro e la stazione di rifornimento, quasi sul palco di quello strano teatro, il piccolo chiosco di grattachecche, con le sue scritte retrò e i suoi tavolini di plastica rossa, immemore.

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