giovedì 13 gennaio 2011

IL CASO KUNREPOVA


"Non mi fido di un autobus che ha una lettera al posto del numero!" Piazza Fiume. Prendiamo un taxi. Il capo della mia coinquilina - giornalista per il più importante quotidiano della città - è l'autore dello spettacolo cui stiamo andando ad assistere all'Auditorium. Io non volevo nemmeno andare: "a fare che?" My fair lady invece si è messa in tiro per l'occasione. Sembra piuttosto nervosa mentre attraversiamo Villa Borghese immersa in una bruma leggera su cui i lampioni spandono una luce ottocentesca.
Due senatori della Repubblica, un Colonnello, un Procuratore e un giornalista si contendono il primato di attore più cane che abbia mai calcato un palcoscenico. Lo spettacolo si rivela essere una marchetta straziante e piuttosto ridicola. Patetica nella sua monotona inettitudine. Dopo lo spettacolo, un piccolo rinfresco. L'autore mi chiede se mi è piaicuto, ed io non posso che rispondere che l'ho trovato "molto particolare". Vado a prendere l'ennesimo bicchiere di champagne e incontro per caso Katija Kunrepova. Katija è la figlia di un ambasciatore uzbeko. La sua natura la tradisce malgrado la sua decennale permanenza in Italia. E' fredda benché non voglia, e sembra essere molto rigida nonostante in realtà non lo sia affatto. Più che benestante, non si nega nessun lusso e non teme alcuna crisi: la cosa che odio di più in lei è che non può proprio fare a meno di pagare anche per te. E' un attimo. Mi ha già assunto come avvocato - lavora per una grossa società che si occupa di energia - e subito si mette a parlare del suo ex (che, detto tra noi, è un parassita senza dignità, una carogna) e rimango esterefatto assistendo al lento svelamento della sua fragile remissività, della sua dolcezza.
Alla fine la mia coinquilina mi chiama per andar via proprio mentre spengo l'ultima sigaretta.
Per tornare a casa prendiamo l'M.

1 commento:

  1. ph: "primo cliente"
    Luca Incarnati
    www.labandadelbuko.ilcannocchiale.it

    RispondiElimina