
Bera è un avvocato: di giorno giacca e cravatta e la notte giubbino di pelle. Magro e pallido, il suo sguardo - a volte torbido, a volte brillante - non è mai limpido; le sue occhiaie indelebili sono più o meno profonde a seconda del week end trascorso e sottili venuzze celesti si diramano dalle sue tempie disegnando su esse una geografia di capillari. Le mani gli tremano spesso. Sa essere molto elegante e sa essere molto maleducato. spesso piuttosto cinico, quando non caustico, Bera ha però in fondo - ben nascosta - un'anima fragile intrappolata in una corazza dura. Gli piace ridere, e fare discorsi profondi. A volte dandy, a volte bohemien, non si nega mai il piacere di commettere un peccato. Non che non se ne penta (se ne pente quasi sempre, a dire il vero), eppure persevera nel dissipare come meglio crede la sua vita. E questa di per sé è già una prova del fatto che vive, o almeno così gli sembra. Vivere, per lui, è un dovere verso se stesso. E' spesso felice, ma non sempre se ne rende conto; invece quando è triste se ne accorge sempre. In adolescenza ha triutrato pagine e pagine di letteratura e ascoltava musica classica e jazz. Adesso il suo i-pod gli spara nei timpani Peaches a colazione. E, grazie a Dio, non porta più fiori all'occhiello. In fondo lo si può definire un dilettante: nell'arte, nel lavoro, nell'amore e nella vita. Quanto meno, non si può dire che non si diletti.
Nessun commento:
Posta un commento