martedì 27 aprile 2010

HORROR VACUI


Più di cinque milioni di persone si muovono incessantemente in questo enorme e intricato reticolo di strade, gallerie, binari e sopraelevate. Tra il grigiore dell'asfalto e del cemento se ne stanno immobili gli acquedotti di epoca imperiale, come fossilizzate coronarie di un antico sistema circolatorio; le chiese cinquecentesche, scrigni che occultano tesori inestimabili agli ignari passanti; le colonne cesellate e logore, coperte da una patina di secoli e di smog; le ville settecentesche che si intravedono tra le fronde di parchi rigogliosi e odorosi di glicine e pioggia. E poi le stazioni, le metropolitane, lo sporco delle strade e l'inciviltà della gente. Il rumore del traffico che di giorno riempie un cielo di smalto turchese e che di notte stride ogni tanto sotto nuvoloni arancioni e viola. Le automobili hanno invaso ogni angolo della città. Voci, voci, voci: milioni di voci in centinaia di lingue. E non c'è un muro, una saracinesca, una lastra di marmo o un pezzetto di intonaco, un palo della luce o un semaforo, che non sia stato invaso da manifesti, adesivi, scritte realizzate con pennarelli indelebili o graffiti disegnati con bombolette spray. Roma.

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