
Disprezzo e morboso attaccamento, astinenza nell'assenza e nausea nell'abitudine. Stazione Termini. Domenica di Pasqua. Turisti stranieri con i loro cappellini da baseball, zingari con violini e fisarmoniche, gruppetti di alcolisti buttati sui marciapiedi, nordafricani con sandali e lunghe tuniche ieratiche e indiani che indossano con trascuratezza giacche da ex coloni dell'Impero Britannico. Dall'Europa dell'Est volti e atteggiamenti perfettamente in linea con gli stereotipi più beceri. Studenti fuori sede, accento sardo e sneakers. Dalle finestre degli alberghetti di Via Marsala il fermento di cameriere Filippine che scuotono le lenzuola o rassettano le stanze; ai tavolini dei bar e delle trattorie fumatori incalliti e bambini dallo sguardo ingenuo. Su un cartellone la pubblicità di una birra cinese. Una tensione omogenea e continua. Ritorno a Roma, e devo ammettere che non mi mancava per niente.
ph: David LaChapelle
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