domenica 13 febbraio 2011

BERA ovvero VISTO CON GLI OCCHI DELLA MIA COINQUILINA

Bera è un quadro. “Campo di grano” di Vincent Van Gogh, per la precisione. È un insieme di pennellate confuse, ma perfette nel loro essere confuse. Bera è anche una tavola sulla quale qualcuno ha cercato di disegnare, ma pochi sono riusciti a lasciare una traccia di colore indelebile. Perché Bera è uno che difficilmente si lascia attraversare. È uno di quelli, romantici, filosofi, pensatori, un po’ bohemien, che ai più risultano incomprensibili. Ha una muraglia cinese intorno a sé, difficile da valicare. Ma basta riuscire a mettere un piede al di là, dentro Bera, per cambiare la propria percezione delle cose. È un insieme di sfaccettature tutte diverse e tutte interessanti, è matematica, diritto, arte e alcool insieme. È fumo di sigaretta e vestaglie intonate al colore delle lenzuola della sua stanza da letto. È un essere come pochi, Bera, è beato chi riesce a percepirne il sapore.

Lo vedi la mattina alzarsi, prendere il caffè e dopo dieci minuti dal primo batter di ciglia, già con in bocca una Malboro Lights. Poi si veste frettolosamente, ma sempre in modo impeccabile. Se fosse un indumento, sarebbe un ferma cravatte. Uno di quegli oggetti di cui solo i più sofisticati riescono a capire l’eleganza.


Poi prende la sua borsa, chiama l’ascensore per arrivare al piano terra, e non appena chiude il portone del palazzo alle sue spalle, ha già tra le labbra la seconda Malboro della giornata. Passa le sue giornate in ufficio, godendosi di tanto in tanto qualche altra sigaretta sul terrazzo che si affaccia in quell’ambiente costretto dei Parioli. E poi ritorna nel suo attico, custode di tanti segreti e di tanti sorrisi. A preannunciarne l’arrivo è il rumore di Peroni che cozzano tra loro. Perché Bera sa essere anche questo: è Cristal e Peroni. Arrivato nella tana, si spoglia delle formalità, senza però dimenticare i buon usi e le regole del galateo. Non poggia mai i gomiti sul tavolo, Bera. E lo vedi su un divano verde con un libretto nero in mano sul quale incide se stesso e gli altri. Con la musica di Lifegate che sempre fa da sottofondo.


Bera è tutto questo e tanto altro: è bene e male, e nello tempo, è luce e tenebre. Senza dimenticare nemmeno di essere un po’ sfranta.


È un mondo Bera, un grande mondo, il mio mondo.



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